lunedì 21 agosto 2017

Recensione | L'insana improvvisazione di Elia Vettorel - Anemone Ledger

Buon inizio settimana lettori!
Oggi vi parlo di un libro che mi è stato gentilmente inviato dalla giovane autrice emergente, Anemone Ledger, L'insana improvvisazione di Elia Vettorel, un thriller psicologico con influenze horror che mi è piaciuto davvero tanto e che vi consiglio se siete amanti del genere. 



Titolo: L'insana improvvisazione di Elia Vettorel
Autore: Anemone Ledger
Editore: Elison Publishing
Data di pubblicazione:  Giugno 2017
Prezzo: 13,50 €
Pagine: 205


Trama: 
Le improvvisazioni negative accompagnano tutta la fiaba nera di Elia Vettorel, dai suoi primi anni in orfanotrofio fino alla morbosa attenzione nei confronti di sua madre, al delirio completo, alla perdita di se stesso. La collezione di quadri inquietanti raffiguranti bambini uccisi in modi brutali, l’adrenalina nel compiere atti immondi, la derisione per il suo aspetto e la cicatrice sulla guancia, vero e proprio squarcio nell'abisso infernale e sconnesso della sua anima; come non poteva, Elia Vettorel, compiere un atto insano?


La mia recensione: 


Il mio rapporto con i thriller non è burrascoso come quello con gli horror, a cui non ho mai dato veramente una possibilità in quanto sono una fifona di prima categoria, e appena ho iniziato L'insana improvvisazione di Elia Vettorel, avevo il timore che fosse un horror al 100% e invece ecco la piacevole scoperta: il romanzo di Anemone Ledger è un thriller psicologico, un genere che amo e che mi ha sempre affascinato. 

Trovo interessante come la scrittrice riesce a rendere un personaggio inventato, tanto vivido quanto palpabile, un ammasso di fili da sgarbugliare per trovare l'inizio e la fine della sua storia. Elia è proprio quel tipo di personaggio, un ammasso di paura e insicurezza, di deliri e invenzioni, di dolore procurato ad altri ed auto inflitto. 

Un viaggio nella scoperta di un personaggio, dal bambino cresciuto in un orfanotrofio con le suore fino al giorno dell'omicidio brutale che ha compiuto. Un personaggio che nonostante un gesto cruento, non fa altro che suscitare un senso di compassione nel lettore, che non riesce ad additarlo come un assassino senza anima, ma piuttosto come una persona che aveva bisogno di aiuto e di affetto. 

Elia Vettorel è una persona disturbata mentalmente e sono i suoi pensieri ad avermi affascinata fin dal principio.


“La memoria è un mostro: tu dimentichi, essa no. Archivia le cose, ecco tutto. Le conserva per te o te le nasconde e le richiama, per fartele ricordare, a sua volontà. Credi di avere una memoria. Ma è la memoria ad avere te.”
John Irving


La narrazione inizia nella stanza di un psicologo che ha preso in cura il giovane Elia, dopo che quest'ultimo ha compiuto un insensato omicidio ed assieme al psicologo il lettore è guidato da Elia nella scoperta del suo passato. Infatti sono tre i tempi che si intrecciano tra loro: l'infanzia e l'adolescenza passate in orfanotrofio, il presente e la storia di Aurora Vettorel, madre biologica del ragazzo.

Non crede che io abbia fatto un gesto artisticamente scellerato compiendo quell'atto immondo, signor psicologo?

Si capisce fin da subito che Elia non ha avuto un'infanzia facile in orfanotrofio, anni passati in assoluta solitudine, evitato dagli altri bambini per via del suo aspetto esteriore – piccolo, magrolino, con i capelli rossi e una cascata di lentiggini su tutto il viso – diverso dagli altri bambini. Così nella sua assoluta solitudine Elia trova conforto solo nell'amicizia con Finn, un ragazzino simpatico, protagonista delle storie raccontate da madre Sara, e che ha preso forma nella fantasia del bambino. L'amicizia con Finn dura tanti anni, anche dopo che la madre di Elia torna in orfanotrofio a riprendersi il figlio.

Per il bambino sembra andare tutto bene, finalmente è lontano da quel carcere per bambini che ha tanto odiato, è di nuovo con la sua mamma, Finn non lo ha abbandonato e la loro complicità è sempre più forte e il suo papà tornerà tra poco a casa da loro. La famiglia perfetta è più vicina che mai per il piccolo.
Ma le cose non vanno come aveva sperato Elia, infatti scoprirà la verità su suo padre e come è stato ucciso, scoprirà il segreto celato degli inquietanti quadri nel soggiorno di casa, raffiguranti bambini sorridenti di diverse età.

Inaspettatamente Elia si sentirà più solo che mai, appena capirà che sua madre non è la madre amorevole che si era sempre immaginato, bensì una donna violenta e con il vizio dell'alcool che lo picchierà dando la colpa a lui di tutto ciò che le è accaduto in passato.
E se da una parte Elia sarà terrorizzato ed arrabbiato oltre ogni possibile immaginazione con sua madre, inevitabilmente si troverà attratto e ossessionato da quella donna bellissima, ma fredda come il ghiaccio.

Forse perché apparteneva ai miei ricordi e i ricordi, così come tutti i mali più taglienti, molto spesso non si cancellano.

Come può anche la persona più sana del mondo, non crollare di fronte a tutto quello che ha passato il protagonista? Come può non compiere un gesto improvviso e insensato?

Ma non ci potevo e non ci posso fare nulla, no. Tutto ciò che tocco inesorabilmente cade.

Quando ti senti soffocare dal mondo stesso, come puoi affrontare la realtà?
In che senso pensa che le stia stretto, Vettorel? Il mondo è enorme!”

Così Elia piano piano perde se stesso, anni di dolore e paura accumulati, lo porteranno a compiere il gesto più insensato della sua vita facendogli vivere un breve attimo di libertà, una sensazione di potere e di conquista mai provati.

Lo psicologo ne parve spaventato, era proprio ciò che volevo. Mi sentii come se avessi raggiunto una delle tappe più importanti della mia vita. Fare paura a qualcuno anziché essere visto come un povero disgraziato messo alle strette. Fare paura piuttosto che soccombere alla propria, di paura.
Una sensazione inebriante, di puro potere. Sembrava potessi addirittura decidere vita e morte di colui che stava, terrorizzato, con le spalle al muro.

Perché alla fine è di questo che si tratta: la sete di conquista. Per Elia è importante sentirsi il carnefice e non la vittima, fare paura e non essere guardato con disgusto e con superiorità dagli altri, come è sempre successo fin da quando era piccolo in orfanotrofio. Il sentimento di jazz, che si irradia in lui quando uccide una donna lo farà sentire libero, come se fosse riuscito a liberarsi dal soffocante e doloroso ricordo di sua madre.

Non siamo questo, alla fine, signor psicologo? Dei rozzi animali che hanno sete di conquista dalla nascita. E io, oh, sono malato di conquista.
Il presente? Il presente non è nient'altro che continua sete di conquista, quella di cui le parlavo prima. Si ricerca, giorno per giorno, finché non si ottiene.

Elia si è sempre sentito solo, non voluto e inferiore agli altri, e quando incontra una giovane ragazza che gli ricorda sua madre, in lui scatta un qualcosa che lo porta ad avvicinarsi alla giovane, corteggiandola. Ma quello che Elia non si sarebbe mai aspettato è che il desiderio può trasformarsi in disgusto e rabbia, e improvvisamente il suo unico scopo è una vendetta nei confronti di sua madre che gli ha causato dolore fin dall'infanzia abbandonandolo nel “carcere per bambini” e distruggendo ciò che ne era rimasto dell'amore che lui provava per lei.
“Lei sa che cos'è, in realtà, il jazz, signor psicologo?”  “In che senso...” Scossi la testa più e più volte. No, no. Il signor so-tutto-io mi doveva seguire pezzo per pezzo per poter arrivare al fulcro del mio ragionamento. Doveva accendere il cervello.“No, no, proprio non ci siamo. Cosa c'è per lei alla base del jazz, signor psicologo? Cosa pensa quando lo ascolta?”  “Non saprei...” “Cosa? Cosa c'è?”  “Non saprei Vettorel...” Lo guardai con occhi ridenti. “L'improvvisazione!” esclamai.“L'improvvisazione...”  “E cos'ho fatto io con quella donna? Eh? Cos'ho fatto?”  “Signor Vettorel...” “Un'improvvisazione!” Scoppiai a ridere.

Come vi dicevo, L'insana improvvisazione di Elia Vettorel è un libro che mi è particolarmente piaciuto per via del personaggio principale, per la storia e per lo stile narrativo di Anemone Ledger, che seppur la giovane età, sa padroneggiare egregiamente la scrittura, riuscendo a rendere incalzante ed avvincente la narrazione, con un colpo di scena alla fine che non mi sarei aspettata minimamente.

La mia valutazione:



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