venerdì 21 settembre 2018

Recensione | Il destino divide - Veronica Roth

Aspettavo Il destino divide da tantissimo tempo e le mie aspettative erano alle stelle, soprattutto dopo il finale di Carve the mark. Ho atteso più di un anno, ma finalmente sono riuscita a leggere il seguito della duologia di Veronica Roth. Rileggendo la mia recensione del primo volume (qui) mi sono resa conto che le mie aspettative erano più alte del solito e sono tutte miseramente naufragate nel momento in cui ho realizzato che questo romanzo non mi ha entusiasmata fin troppo.

Titolo: Il destino divide
Autore: Veronica Roth
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 26 Giugno 2018
Prezzo: 15,90€
Pagine: 384

Trama:
Non ci si può opporre al proprio fato. Sarebbe sciocco, oltre che inutile, perché non si può andare contro qualcosa di inevitabile. Lo sanno bene Akos Kereseth e Cyra Noavek, eppure, fin dal momento in cui è stato reso pubblico il loro, di fato, si trovano in bilico tra l'accettazione del proprio destino e il desiderio di tentare l'impossibile e cambiarlo. Akos non ha potuto fare a meno di innamorarsi perdutamente di Cyra, nonostante il suo fato preveda che lui morirà proprio al servizio della famiglia Noavek. E quando il padre di lei, Lazmet - un tiranno spietato e senz'anima che tutti avevano creduto morto -, torna alla ribalta reclamando per sé il trono degli shotet, il ragazzo si convince che la sua fine è ormai vicina. Nel momento in cui Lazmet innesca la tanto temuta guerra tra thuvhesiti e shotet, i due ragazzi sanno di non avere scelta, devono cercare di fermarlo in tutti i modi possibili. Anche se per Cyra questo potrebbe significare togliere la vita a suo padre, e per Akos perdere la propria. In un colpo di scena sbalorditivo, i due scopriranno quanto il fato che guida le loro vite possa sorprenderli in modi assolutamente inaspettati.
La mia recensione:

I problemi che avevo riscontrato con Carve the mark si possono essenzialmente riassumere nella mia difficoltà di portare avanti la lettura a causa dei continui alternarsi dei punti di vista, di persona e di tempi verbali. Lo stile narrativo non è cambiato nel secondo volume, ma questa volta non ho avuto problemi nella lettura, anzi, l'ho trovata molto più scorrevole e leggera del precedente libro.

Invece il mio parere sui personaggi, che tanto avevo amato in Carve the mark, ne Il destino divide è stato stravolto completamente. Akos che nel primo volume mi aveva affascinata, con la sua forza di volontà, l'amore per la famiglia e la determinazione, in questo romanzo sembrava una persona completamente diversa. Akos Kereseth oramai si è arreso al suo fato, prova rancore per se stesso e verso sua madre ed è divorato dai sensi di colpa.  
«Sottomettiti al fato» sentenziò. «Perché tutto il resto è illusione.»  

In questo volume sono venuti fuori anche dei lati del carattere di Cyra Noavek - personaggio che ho amato precedentemente – che non conoscevo, come la sua insicurezza e il bisogno di essere amata, ma purtroppo non sono riuscita ad apprezzarla nuovamente perché non era la stessa Cyra Novaek che ricordavo. 

I personaggi sono cambiati molto, chi nel bene e chi nel male; personalmente non ho condiviso molte delle loro scelte e non sono entrata in sintonia con loro. Davvero un peccato considerando il mio pensiero precedente.
Quello che avevo detto a Teka era vero. Avevo di più, ora. Avevo amici. Avevo speranze per il futuro, e per me stessa. Ma amavo gli shotet, per quanto perduti potessero essere alcuni di loro. Li amavo perché avevano un’ostinata volontà di sopravvivere. Perché vedevano gli oggetti di scarto non come spazzatura, ma come possibilità. Perché sapevano compiere atterraggi disperati attraverso atmosfere ostili. Perché navigavano costeggiando il flussocorrente. Perché erano esploratori, innovatori, guerrieri, viaggiatori. E perché io appartenevo a loro.
Super positiva rimane la mia opinione sull'universo creato dalla Roth, dalla galassia, ai pianeti-nazione e all'importanza del flussocorrente, in particolare per gli shotet. I donicorrenti così diversi gli uni dagli altri sono riusciti nuovamente ad affascinarmi e vedere come alcuni personaggi hanno preso coscienza del proprio potere è stato sicuramente ciò che mi aspettavo dal romanzo.

A proposito di pianeti-nazione: con tantissima curiosità volevo conoscere Ogra, il misterioso pianeta nascosto da un'atmosfera nera ed il più lontano dell'intera galassia. In questo caso devo proprio dirlo: tante aspettative per niente. Mi immaginavo qualcosa di fantastico e altrettanto affascinante come i danzatori ogran che sono apparsi nel primo romanzo, e sicuramente non ciò che ha descritto l'autrice.
Ogra. Il “pianeta delle ombre”, lo chiamavano. Era raro incontrare un ogran, e ancora più raro era potersi avvicinare abbastanza da riuscire a vedere il pianeta.
Infine è doveroso parlare della trama, che non mi è dispiaciuta completamente, certo, ci sono diversi capitoli che sarebbero potuti essere tranquillamente omessi, in quanto sembravano essere stati scritti solo con lo scopo di allungare la storia di qualche pagina; ma tutte le domande che si è posto il lettore ricevono una risposta e la questione politica e sociale ha un forte impatto nella storia.
Lo spazio era un contenitore sconfinato, però questo non significava che fosse vuoto. Asteroidi, stelle, pianeti, il flussocorrente, detriti, navi, frammenti di lune, mondi sconosciuti: era un posto di infinite possibilità e di libertà insondabili. Era niente, era tutto.
Il finale è stata una degna conclusione a 360° della duologia, quindi tutto sommato posso ritenermi soddisfatta della lettura, anche perché dopo più di un anno di attesa del seguito di Carve the mark, morivo di curiosità per sapere le sorti del destino dei predestinati.
«Sono tagliente come una lama e, come una lama, resistente...»
«Vedo tutta la galassia» disse «e tutta mi appartiene.»
La mia valutazione: 

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