lunedì 29 maggio 2017

Recensione | Carve the mark - Veronica Roth

Buon inizio settimana readers!
Dopo quasi una settimana di silenzio rieccomi qui tra voi per recensirvi Carve the mark - I predestinati di Veronica Roth

Probabilmente saprete che questo libro me lo sono portata dietro per un bel po' di tempo - parliamo quasi di tre settimane - ma finalmente l'ho terminato.
Credo di aver impiegato più tempo io nel leggerlo che la signora Roth a scriverlo, ma particolari...

Carve the mark non è propriamente un gioiellino, ci sono elementi riciclati da altre saghe (ma che a me non ha disturbato), ma la Roth è riuscita a creare un'intera galassia con i suoi pianeti e i suoi abitanti, descritti in maniera impeccabile e intrecciarvi una storia, che nel bene o nel male, mi è piaciuta e sono sicura che il suo seguito sarà decisamente migliore. 


Titolo: Carve the mark - I predestinati
Autore: Veronica Roth
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2017
Prezzo: 15,90€
Pagine:  417

Trama:
In una galassia lontana, dove la vita degli uomini è dominata dalla violenza e dalla vendetta, ogni essere umano possiede un "donocorrente", ovvero un potere unico e particolare, in grado di determinarne il futuro. Ma mentre la maggior parte degli uomini trae un vantaggio dal dono ricevuto in sorte, Akos e Cyra non possono farlo. Al contrario, i loro doni li hanno resi vulnerabili al controllo altrui. Cyra è la sorella del brutale tiranno Shotet Ryzek. Il suo donocorrente, ovvero la capacità di trasmettere dolore agli altri attraverso il semplice contatto fisico, viene utilizzato dal fratello per controllare il loro popolo e terrorizzare i nemici. Ma Cyra non è soltanto un'arma nelle mani di un tiranno. La verità è che la ragazza è molto più forte e in gamba di quanto Ryzek pensi. Akos appartiene al pacifico popolo dei Thuve, e la lealtà nei confronti della famiglia è assoluta. Quando lui e il fratello vengono catturati dai soldati Shotet di Ryzek, l'unico suo pensiero è di riuscire a liberarlo e a portarlo in salvo, costi quel che costi. Quando poi viene costretto a entrare a far parte del mondo di Cyra, l'ostilità tra i loro due popoli sembra diventare insormontabile, tanto da costringere i due ragazzi a una scelta drammatica e definitiva: aiutarsi a vicenda a sopravvivere o distruggersi l'un l'altro.


La mia recensione:

«La corrente scorre attraverso tutti i pianeti della galassia, donandoci la sua luce a testimonianza del suo potere.»«La corrente scorre attraverso tutto ciò che ha vita, creando uno spazio in cui possa prosperare. La corrente scorre attraverso ogni persona che respira ed emerge in forme diverse dal filtro della mente di ciascuna. La corrente scorre attraverso ogni fiore che sboccia nel ghiaccio, donandogli la forza di germogliare nell'oscurità più profonda. La corrente dà la forza più grande al fiore del silenzio, il fiore che scandisce il nostro tempo, il nostro bocciolo che dona la morte e dona la pace.»


In una galassia con nove pianeti-nazione, dove la corrente è un potere invisibile che conferisce alle persone dei particolari doni e la cui energia viene utilizzata per far funzionare i macchinari, si trova Thuvhe, o chiamato anche Urek (il "vuoto"). Thuvhe è il pianeta-nazione più freddo dell'intera galassia ed è famoso per la sua produzione di fiori del silenzio, fiori dal colore rosso sgargiante utilizzati in campo medico, e proprio all'interno di questo pianeta vi abitano due popoli: i thuvesiti e gli shotet e l'unica cosa che divide i due popoli nemici è una divisione fatta di erbapiuma.

A Hessa, una città di Thuvhe, vi abita Akos Kereseth, figlio dell'oracolo in carica, Sifa, con il padre, il fratello maggiore Eijeh e la sorella Cisi.
I fratelli Kereseth sono dei Predestinati, figli delle nove famiglie importanti con un fato.

Per Akos, la famiglia è la cosa più importante al mondo e farà di tutto per salvare le persone a cui vuole bene.

Nel frattempo a Voa, la capitale degli shotet, si trova Cyra Noavek, sorella del tiranno Ryzek, che combatte perennemente contro il dolore dato dal suo donocorrente, e che viene utilizzato dal fratello come un'arma per torturare i suoi prigionieri. Mentre i thuvesiti sono un popolo pacifico, gli shotet sono conosciuti da tutti i pianeti, come uomini violenti, dove la brutalità e la crudeltà sono dei tratti distintivi dell'essere uno shotet.



Ma mio fratello non pensava a me come a un generale, questo o sapevo. I soldati mi chiamavano “il Flagello di Ryzek”, uno strumento di tortura nelle sue mani; e infatti il modo in cui mi guardava era lo stesso in cui guardava un'arma ben fatta. Ero solo un pugnale per lui.


Le vite di Cyra e Akos si incroceranno il giorno in cui l'Assemblea rivela i fati delle famiglie predestinate, e i fratelli Kereseth vengono rapiti dai soldati shotet per ordine di Ryzek Noavek, uccidendo il padre davanti ai loro occhi. 

Eijeh nonostante sia in fratello maggiore, non ha la forza di Akos, e si abbandona alla paura senza lottare, mentre il fratello minore con tutte le sue forze cerca in ogni modo di salvare il fratello dalle mani degli shotet, perché il fato di Eijeh è quello di essere il nuovo oracolo in ascesa, che un giorno sostituirà la madre Sifa e viene utilizzato da Ryzek come strumento per i suoi scopi.

Quando il donocorrente del giovane Kereseth sembra combaciare e completarsi con quello di Cyra, capisce che l'unico modo per salvare se stesso ed Eijeh sia quello di combattere fianco a fianco alla ragazza che pensava fosse sua nemica.


Sete di potere, lealtà verso la famiglia, paura, dolore, forza e amore sono i protagonisti di questo romanzo, non troppo scoppiettante, ma che secondo me, sarà compensato da un seguito davvero spettacolare. 


Carve the mark è il primo libro che ho letto della Roth, dato che non ho ancora ceduto a Divergent in quanto non mi ha mai particolarmente ispirato, e forse proprio per questo motivo sono riuscita ad apprezzare leggermente di più questo libro, senza paragonarlo ai precedenti romanzi best seller. 


Lo stile narrativo non mi ha convinto al cento percento, anzi potrei dire che mi ha convinto solo al quaranta percento, o anche meno. Insomma, credo di non essere l'unica ad aver trovato odioso il cambiamento repentino di persona secondo il punto di vista. I capitoli di Akos in terza persona, rendono tutto molto impersonale, e i capitoli di Cyra in prima persona, ci fanno affezionare e apprezzare questa ragazza.
Provo un forte disagio con i romanzi e/o capitoli scritti in terza persona perché hanno un effetto soporifero su di me, e mi impediscono di leggere un libro velocemente come vorrei. 

Il brutto della terza persona, inoltre, è l'incapacità di sentire l'emozioni del protagonista, come se fossero proprie e questa cosa mi indigna troppo e sfaso ogni volta che accade. 

Tralasciando lo stile narrativo, i protagonisti mi hanno fatto impazzire, ho amato Akos (nonostante la terza persona), che nella sua forza nel non arrendersi, nel suo silenzio e nella dolcezza, mi ha conquistata e spero veramente che la scrittrice mi doni capitoli in prima persona anche per lui.
Anche Cyra mi è piaciuta, un personaggio che da dilaniato dal dolore fisico, sottomessa al fratello e utilizzata come arma perché anche lei si riteneva tale, riesce a scoprire dentro di sé una forza immaginabile. Forte, sarcastica e con un'umanità a dispetto del suo dono che la porta a provocare dolore alle persone solamente toccandole. Cyra rappresenta la forza del non arrendersi, del cambiamento e dell'andare incontro alle conseguenze delle sue scelte.

«Trova un altro motivo per andare avanti» dissi «Non deve necessariamente essere buono, o nobile. Basta che sia un motivo.»Conoscevo il mio: c'era una fame dentro di me e c'era sempre stata. Una fame più forte del dolore, più forte dell'orrore. Continuava a mordere anche dopo che ogni altra cosa dentro di me si era arresa. Non era speranza, non mi risollevava; strisciava, annaspava, si trascinava, e non mi permetteva di fermarmi. E quanto finalmente le diedi un nome, scoprii che era qualcosa di molto semplice: desiderio di vivere. 


Il dono” dissi “sta nella forza che la maledizione mi ha dato.” E questa nuova risposta fu come lo sbocciare di un fiore del silenzio, lo schiudersi dei suoi petali. “Posso sopportarlo. Posso sopportare il dolore, posso sopportare qualunque cosa.”
La distopia dell'universo di Carve the mark mi è piaciuta molto, è stata descritta minuziosamente e io adoro i particolari. L'intera galassia, dalla descrizione di pianeti come l'acquosa Pitha, i ricordi di Cyra riguardo alla polvere grigia di Zold, le innovazioni di Othyr o la misteriosa Ogra mi hanno fatta impazzire letteralmente e incuriosita tantissimo.
Sono rimasta affascinata dalle danzatrici di Ogra e spero che nel prossimo libro conosceremo meglio questo pianeta-nazione perché sono piena di domande e dubbi.

Amo i romanzi distopici ben descritti, dove si percepisce la geografia, si conosce un minimo di contesto storico ed economico e queste cose non mancano di certo in Carve the mark. 

Non manca (ovviamente) anche un po' di romanticismo - che non guasta mai - e Akos e Cyra mi sono piaciuti così tanto assieme, sono entrambi dei personaggi forti che sono cresciuti davvero tanto durante tutto il romanzo, facendomi percepire l'importanza di avere qualcuno che crede in te e che riesce a vedere il tuo lato buono anche se sepolto in profondità. 
Questa volta niente amore passionale e tormentato che mi fa battere forte forte il mio povero cuoricino, ma un amore che rende migliori e che fa capire l'importanza della persona al tuo fianco.  
 «Tu mi hai visto come una persona migliore di quella che ero. Mi hai detto che potevo decidere di essere diversa da quella che ero sempre stata, che la mia condizione non era permanente. E io ho cominciato a crederti. Tenermi dentro tutto il dolore mi ha quasi ucciso, ma quando mi sono risvegliata, il dono era cambiato. Non fa più tanto male. A volte riesco a controllarlo.»
L'unica nota negativa di questo romanzo è stata la lentezza iniziale, data dalla terza persona che mi ha reso abbastanza difficile immergermi in questo universo distopico.
Davvero originale, invece, è l'aspetto della corrente come fenomeno naturale che è in grado di conferire poteri a tutti gli abitanti, in base all'io più profondo. 
Sicuramente ci sono misteri che devono essere svelati nel secondo libro e che hanno reso la seconda metà del romanzo interessante e molto più coinvolgente e io sono già partita con le mie teorie, peggio di quando cerco di dare un senso a Pretty Little Liars.

In fine, per questo libro ho preferito non essere troppo alta con la valutazione, per via delle quasi tre settimane di lettura, e anche perché credo proprio che il seguito mi piacerà ancora di più.
  

P.s. Riflettiamo assieme e ammiriamo la bellezza di questa copertina e ringraziamo la corrente perché la Mondadori ha comprato i diritti della copertina originale.
Vi amo case editrici che non stravolgete le copertine, ma che ne comprate i diritti.
Grazie.
Davvero.


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