giovedì 21 dicembre 2017

Recensione | Tartarughe all'infinito - John Green

Buonasera readers! Oramai sono passate più di due settimane dalla mia ultima recensione qui sul blog, ma non mi sono sentita molto bene negli ultimi giorni e sono anche nel pieno di un blocco del lettore, iniziato inconsapevolmente dopo la lettura del libro di cui vi sto per parlare. Il genere young adult è uno dei miei preferiti – riuscendo quasi a spodestare l'urban fantasy dalla classifica di preferenza – e John Green assieme a Rainbow Rowell occupa un posticino speciale nel mio cuore. Tartarughe all'infinito è l'ultimo libro di Green, ed avevo delle aspettative piuttosto alte, ma non mi è piaciuto come mi sarei aspettata.

Titolo: Tartarughe all'infinito
Autore: John Green 
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 11 Ottobre 2017
Prezzo: 17,50€
Pagine: 352


Trama:
Indagare sulla misteriosa scomparsa del miliardario Russell Pickett non rientrava certo tra i piani della sedicenne Aza, ma in gioco c'è una ricompensa di centomila dollari e Daisy, Miglior e Più Intrepida Amica da sempre, è decisa a non farsela scappare. Punto di partenza delle indagini diventa il figlio di Pickett, Davis, che Aza un tempo conosceva ma che, pur abitando a una manciata di chilometri, è incastrato in una vita lontana anni luce dalla sua. E incastrata in fondo si sente anche Aza, che cerca con tutte le forze di essere una buona figlia, una buona amica, una buona studentessa e di venire a patti con le spire ogni giorno più strette dei suoi pensieri. Nel suo tanto atteso ritorno, John Green, l'amatissimo, pluripremiato autore di Cercando Alaska e Colpa delle stelle, ci racconta la storia di Aza con una lucidità dirompente e coraggiosa, in un romanzo che parla di amore, di resilienza e della forza inarrestabile dell'amicizia. 

La mia recensione:

Aza, protagonista del nuovo romanzo di Green, soffre d'ansia ed attacchi di panico, rimanendo spesso intrappolata nella spira dei suoi pensieri che minacciano di soffocarla e rendendole le giornate quasi impossibili. Inutili sono i suoi sforzi nell'essere una brava figlia e una brava amica, nonostante sappia che i suoi pensieri autolesionisti sono solo pensieri e non azioni, le è praticamente impossibile non dargli ascolto.
I pensieri sono solo un genere diverso di batteri che ti colonizzano.
Negli ultimi giorni a scuola, come in tutta la città, non si fa che parlare della scomparsa del miliardario Russell Pickett, che è scappato prima dell'arresto da parte dell'FBI per frode, ed è stata annunciata una ricompensa cospicua per chi ha delle informazioni utili per l'indagine. Così Daisy, la migliore amica di Aza decide che ritrovare il miliardario e prendersi la ricompensa sarà la loro missione, in modo di abbandonare il lavoro che è obbligata a svolgere dopo la scuola. Daisy, intrepida e senza troppi giri di parole, ricorda all'amica che anni prima, quando il padre di Aza è morto, quest'ultima ha conosciuto David, il figlio maggiore di Russell Pickett, ad un campus estivo per ragazzi orfani, ed è pronta a sfruttare questa conoscenza in modo d'avere più informazioni possibili sul caso Pickett e risolvere il mistero che aleggia attorno alla sua scomparsa.

E mentre Aza sarà coinvolta nel piano assurdo della sua migliore amica, dovrà fare i conti anche con David e dei sentimenti che inizia a provare nei suoi confronti, troppo spesso frenati dalla sua malattia.
Ma Tartarughe all'infinito non è il solito libro young adult basato su una storia d'amore, anzi è una dimostrazione di come convive la protagonista con la sua malattia, i pensieri inquieti e la spirale in cui sprofonda quando inizia a pensare ai batteri e alla sua ossessione verso la ferita sul suo dito medio, sempre aperta e causata da se stessa.
Dopo il viaggio in auto e il nervosismo che aveva scatenato, il mio cervello stava andando su di giri. Mi sono detta che avere un pensiero non è pericoloso, che i pensieri sono solo pensieri.

Sicuramente la psicosi, la malattia e i pensieri di Aza sono la parte che ho preferito del romanzo. Si percepiva che John Green fosse legato in modo particolare con questo tipo di malattia, perché il modo di scrivere era profondo e coinvolgente, e più volte mi sono sentita in ansia per la protagonista che si comportava in modo irrazionale, in preda ad attacchi di panico e ascoltando i pensieri sconnessi che il suo cervello produceva.
Ma la cosa veramente spaventosa non è girarsi e rigirarsi nella spira che si espande; è girarsi e rigirarsi nella spira che si stringe. È venire risucchiati in un mulinello che riduce e riduce il tuo mondo finché non ti ritrovi a girare senza muoverti, bloccato dentro una cella di prigione che è grande esattamente come te, finché alla fine capisci che non sei davvero in una cella. La cella sei tu.
E se siamo composti da batteri e abbiamo pensieri che non riusciamo a controllare, come possiamo definirci un Io completo e non tanti piccoli Io che messi assieme formano la nostra persona? Queste sono le domande che si pone spesso Aza durante tutto il romanzo, sentendosi quasi come una matriosca, con la sola differenza che lei non riesce mai a raggiungere la piccola bambolina piena che contiene il suo Io, così all'infinito, come le spire di pensieri che la stringono a sé senza lasciarle modo di respirare e vivere tranquillamente, cerca se stessa.
Il problema di una spirale è che se la segui all'interno non finisce mai. Continua a stringersi all'infinito.Una spirale diventa infinitamente stretta via via che la segui verso l'interno, ma diventa anche infinitamente larga via via che la segui verso l'esterno.
Diverso è invece il mio pensiero generale verso la storia vera e propria.
Ogni tanto John Green se ne esce con cliché assurdi ed adolescenti che sembrano tutto tranne che adolescenti, dalla profondità dei discorsi e dei pensieri di David, accompagnati da citazioni famose al rapporto che si crea tra lui ed Aza. A diciassette anni non ci pensavo nemmeno agli anni luce tra una stella e l'altra e alle metafore sulla vita – okay probabilmente neanche ora ci penso, ma questi sono particolari – come fa David costantemente, introducendo discorsi degni di un laureato in astronomia e pensieri filosofici che Copernico e compagnia bella possono solo stare in silenzio e prendere appunti.

Davvero, quando leggo queste cose, le alte aspettative si annullano automaticamente. Fantastici anche questi genitori – qualsiasi riferimento alla madre di Aza e al padre di David sono puramente casuali, giuro – che sono genitori solo di nome ma non di fatto.
Mia figlia, poverina soffre da anni di psicosi e non riesce a guarire, ora le chiedo se sta bene almeno ho fatto il mio lavoro da bravo genitore che si interessa per la propria prole.
Oppure: l'FBI sta per arrestarmi, forse è meglio scappare e abbandonare i miei due figli minorenni a cui non ho lasciato nemmeno l'eredità.
Non so più cosa pensare.

Ah e mi stavo quasi dimenticando di dirvi il motivo per cui il signor Pickett è il candidato perfetto al premio per il miglior padre dell'anno: tutta la sua eredità, costituita da miliardi di dollari, dopo la sua morte sono intestati alla tuatara di famiglia – una specie di lucertola che vive fino a 150 anni, ed è il rettile più antico del mondo - lasciando così i propri figli senza soldi.

Per questi motivi il romanzo non mi ha convinta a tutti gli effetti. Mi aspettavo qualcosa di completamente differente, ma allo stesso tempo simile e purtroppo Tartarughe all'infinito fa parte dei
romanzi che meno ho preferito dell'autore.
“You're everything everything everything”, e mi sentivo di esserlo. Tu sei il fuoco e l'acqua che lo spegne. Sei il narratore, il protagonista e la spalla. Sei chi racconta la storia e la storia raccontata. Sei il qualcosa di qualcuno, ma sei anche il tuo te.

La mia valutazione:


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4 commenti:

  1. Ciao Jess! Ho appena scoperto il tuo blog e mi piace moltissimo! Mi sono iscritta ai lettori fissi :3
    Non ho mai amato molto la scrittura di John Green onestamente, sempre troppo stereotipata, e anche i contenuti, per quanto trattati in modo da suggestionare il lettore (ti piace vincere facile? Buttaci dentro un po' di malattie incurabili e manie ossessivo-compulsive! Lo trovo onestamente troppo facile e al limite dell'irrispettoso), sono sempre sterili e pieni di cliché. Non sono mai troppo clemente con questo autore ahahah
    Ad ogni modo, ho apprezzato la tua recensione, che se non altro si distingue dalle altre per un pizzico di criticità in più.

    Se ti va di dare un'occhiata al mio blog, mi trovi qui: https://paperskininkblood.blogspot.it

    A presto!
    Prongs

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    1. Ciao Prongs! Grazie per esserti unita ai lettori fissi ^-^ Effettivamente concordo con te per quanto riguarda i contenuti cliché e vendibilissimi al mercato letterario (Colpa delle stelle va a braccetto con Tartarughe all'infinito, per i miei gusti), ma con gli altri libri è riuscito a rapirmi grazie alla sua scrittura sempre coinvolgente. Non mi sarei mai aspettata di scrivere una recensione così critica verso Green, ma alla fine mi sono decisa 😂

      P.s. Ora passo dal tuo blog 😘

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  2. Io di John Green ho letto solo città di carta e colpa delle stelle, il primo è il mio preferito, nonostante comunque riconosca che non sia il massimo come libro.
    Di questo suo ultimo libro ho letto soltanto recensioni negative, la tua si aggiunge al mazzo e devo dire che mi ha convinta definitivamente a non leggere questo libro XD
    Penso completerò con cercando Alaska, forse tutto questo successo gli ha dato alla testa ahahahah

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    1. Tra i libri di Green Città di Carta e Cercando Alaska rimangono tra i miei preferiti in assoluto, mentre gli altri sono un nì, carini ma non hanno soddisfatto le mie aspettative, soprattutto Teorema Catherine (che non ti consiglio) e Tartarughe all'infinito 😕

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